| Via Tamburù è la strada più bella del paese. E' così caratteristica che, se ti prende per mano,ti porta lontano nel suo passato. E' tanto accogliente che sembra ti abbracci. E' così stretta da sembrare che, chi vi abita, si dia la mano dalle finestre sopra alla tua testa. Se non fosse per quelle cavallette fracassone a quattro ruote sarebbe anche la più tranquilla del mondo. Se ti fermi ad osservare la sua aia, i suoi giardini, la cartina dell'Italia, le lapidi che ricordano il passaggio di personaggi illustri, o avvenimenti passati, e se ti fermi davanti alla maestà della Madonnina per qualche preghiera, è cosa saggia portarti dietro un panino. Fino a poco tempo fa quelli della Piazza, invidiosi, chiamavano Via Tamburù la Via delle Disgrazie.Vi erano l'Esattoria, la Prigione, il Municipio e i Barbacani. Agli inizi del secolo scorso una corriera, forse incantata dalla bellezza della strada, divelto il muretto di protezione, fece il salto dei Barbacani e volò giù nel greto del Rio Piccolo proprio davanti alla porta della Ghiacciaia. La corriera andò in frantumi. La gente accorsa fu colta dallo spavento. Interiora sparse in o» gni dove. Ad una più attenta osservazione, per fortuna, risultarono essere salsicce e salumi. L'accadimento meritava una lapide. Il muretto che era stato rifatto e la lapide ora non ci sono più. Le cavallette a quattro ruote volevano il loro spazio. Anche la Ghiacciaia, il frigorifero dei nostri nonni, senza un nostro pensierino di gratitudine, se ne è andato. Laggiù veniva ammassata, pressata, una grande quantità di neve, da usarsi per vari scopi, durante l'estate. Pensate ai gelati. Non ci sono più l'Esattoria e le Prigioni. Non perché non si paghino più le tasse o che non ci siano più i delinquenti. Ci sono più di prima ma operano in altri luoghi. Senza ciò che profumava di tasse o di debiti con la giustizia, quella strada è tornata Via Tamburù. Anche il Municipio ha cambiato alloggio. Al suo posto ora vi è una importante scuola superiore piena di studenti. Contenti di non dover emigrare con un fardello di libri sulle spalle. Se mi chiedete da dove piove il nome, Via Tamburù, non ve lo so dire. Ho letto e riletto, ho chiesto ai nonni. Non ho risolto nulla. Forse la versione giusta è la seguente: Qualche secolo fa....., una notte, il paese stava per assalito da una masnada di briganti. La storia vuole che un uomo, che abitava nella prima casa della strada che fa angolo con il Ponte di S. Donnino, se ne accorgesse. Altri dicono che fu un gallo a cantare disperato, fuori orario, per far fuggire tutte le sue pollastrelle e non rimanere così vedovo. Fatto sta che fu svegliato il "Tamburaio". Con la forza della paura cominciò a strimpellare a più non posso. Uomini, donne e ragazzi scesero in strada, in mutande, con forche, randelli, padelle, scope, pertiche, soffioni, battipanni, bastoni della polenta e altre armi d'attacco. I briganti, investiti da tanta furia, se la diedero a gambe con il loro trombone. Il gallo riportò le sue amiche nel pollaio. Più tardi, nei dintorni, sorse l'"Osteria del Gallo". A ricordo del vittorioso combattimento. Il paese fu salvo e, a futura memoria, venne incisa e murata una lapide:- "Nellanotte ecc...ecc... un'orda di briganti scesi dai monti....chiamati dal disperato suono del TAMBURO.. .trovarono valorosi pronti... che dopo aspra battaglia .. .ricacciarono la vil marmaglia... .nelle loro tane... nella boscaglia." Il sasso inciso venne murato, ad una certa altezza, nella casa che fa angolo con il citato ponte di San Donnino dove, si trovava lo starnazzante pollaio. La pietra scelta però non era delle migliori. Con l'andar del tempo piano, piano si sgretolò e rimase solo TAMBURÙ. Quando chiesi dell'accento mi fu risposto:-" Quello, come la virgola, non si nega a nessuno!" Un postino, per ricordarsela, scrisse Via. Un bambino sopra alla U disegnò un baffo e così è arrivata a noi Via Tamburù. A chi me l'aveva raccontata obiettai qualcosa ma quel vecchio tagliò corto dicendo che la storia era più difficile inventarla che scriverla. Non l'ho mai capita. Realtà più recenti sono i libri che volano fuori dalle finestre della Scuola Grande, l'ultimo giorno di lezione. Le premiazioni dell’ambito "Premio letterario del Frignano. Le suggestive serate musicali che si tengono nell'antica aia e il tappeto di fiori del dì del Corpus Domini:l' "INFIORATA". Già il giorno prima residenti e volontari, veri artisti, inventano e disegnano, con fiori di serra e di bosco, quadri e immagini religiose in tema con quel giorno sacro. Un frenetico operare da terminare un secondo prima del passaggio della Processione che accompagna il Santissimo, nell'unico giorno che esce dalla Chiesa per essere festeggiato. Da ogni dove accorre gente per ammirare quelle tipiche opere d'arte. Non solo i fedeli. Via Tamburù è già bella così com'è. Chi non l'ha mai vista immagini come può essere quel giorno. Secondo me vai proprio la pena di Correre per vederla. Sono nato un metro più in là. Appena ho potuto ho sempre tenuto con una mano la mia Piazza e, con l'altra Via Tamburù. |